Oggi Parliamo Con...

Maurizio Blini

Intervista a cura di Dario Brunetti

DB Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Maurizio Blini, in libreria col suo ultimo romanzo La chiusura del cerchio per la Fratelli Frilli editori, partiamo subito con la prima domanda.

In questo nuovo volume Alessandro Meucci e Maurizio Vivaldi, protagonisti della fortunata serie che ti accompagna da così lungo tempo sono tenuti ai margini della storia, ma entreranno in azione nel momento opportuno, per usare un ossimoro definiamoli dei presenti assenti, ci ricapitoleresti la loro situazione basandoci sugli eventi dei quali sono stati parti chiamate in causa nel precedente romanzo I delitti del dragone?

MB Ebbene sì, la lunghissima serie di questi due protagonisti, trova nei Delitti del dragone, Fratelli Frilli Editori 2021, un finale inatteso e sconvolgente. A fronte di dinamiche divenute ormai inaccettabili e a un punto di rottura inevitabile con i vertici della polizia di stato (ma non solo), Meucci decide di sbattere la porta, e per sempre. Esce di scena con le ossa rotte, distrutto nell’onore. Con lui il sempre vicino Maurizio Vivaldi e persino il magistrato dottor Picozzi. Si rifugiano dapprima in montagna, nella baita di quest’ultimo, in quello che ho definito un aventino di pietra, per poi, dopo poco tempo, giungere all’unica conclusione possibile. Lasciare tutto, che per Meucci significa abbandonare la polizia. Meucci e Vivaldi assorbono la sconfitta, la imprigionano nelle loro anime lasciando anche il Paese. Una vera e propria fuga verso l’ignoto – che poi così sconosciuto in effe1 non è – in Brasile, dal figlio di Vivaldi, e poi in giro sempre dall’altra parte del globo, sino a Cuba, dove l’ironia della sorte tornerà a farli giocare un ruolo da protagonisti in un’indagine pazzesca che ha varcato i confini nazionali. Come il cacio sui maccheroni, sarebbe il caso di dire. Un ritorno comunque all’indagine, anche per chi aveva giurato di dire basta. Una vera sorpresa.

DB A prendere in mano le redini della Questura di Torino è il commissario Federico coadiuvato dalla sua squadra, focalizziamoci su questo personaggio, si trova ad affrontare due indagini particolarmente complesse, ci aiuteresti a descrivercelo e al tempo stesso ti chiedo lo ritroveremo nei prossimi romanzi con un ruolo da protagonista?

MB Federico ha fatto la gavetta con Vivaldi e Meucci, ha fatto carriera, ora è commissario e dirige la sezione omicidi. Di fatto è l’emanazione della squadra, la memoria storia, rappresenta la continuità professionale e morale. Fisiologico continuare così, in verità, come se nulla fosse cambiato, perché la forza di questa sezione è proprio l’unità. Ovviamente sarà lui il futuro di queste indagini. Senza scordarci però quei due ragazzacci di Vivaldi e Meucci, che come si intuisce nella chiusura del cerchio, in verità, non hanno nessuna intenzione di mollare l’osso. Ne vedremo delle belle.

DB Quanto il tuo passato da ex poliziotto ti ha aiutato nella realizzazione dei romanzi attraverso indagini dove viene messo in risalto il metodo investigativo, ecco perché li definisci Noir-polizieschi, sapendo che sei un fortissimo lettore ti chiedo quanto è fondamentale per un autore di questo genere letterario avvalersi di una preparazione adeguata sulle attività della polizia giudiziaria e della magistratura, nell’esercizio delle loro funzioni investigative per combattere il crimine affinché possa portarli a sviluppare una trama di solida consistenza e alquanto credibile?

MB Fondamentale. Sì, questo è il termine esatto. Per essere credibili è opportuno essere prepara: sulla materia e aggiornarsi costantemente. La tecnologia per le investigazioni continua a fare passi da gigante e a sorprenderci costantemente. Piccole e proprie rivoluzioni culturali si sono succedute dal DNA in poi, per intenderci. Purtroppo non è sufficiente vedere una serie televisiva per poi scrivere cose esattee. Il mio passato e il mio bagaglio culturale mi aiutano, ma, ripeto, è doveroso aggiornarsi costantemente. Nuove figure professionali si sono affacciate nel mondo della criminalistica forense, in questo libro ne parlo. Così come è necessario stare attenti alle fasi processuali. Insomma, meglio studiare prima di farsi male.

DB Un altro protagonista di questo romanzo è Mario Barbero, un uomo in pensione costretto a fare i conti col proprio passato, vittima di contrasti famigliari decide di trovare una soluzione definitiva quanto immediata alla sua vita. Ti chiedo come nasce questo personaggio e se chiaramente lo scopo di introdurlo avevo un secondo fine e cioè di porre l’attenzione sullo sgretolamento dei rapporti sociali, in questo caso in ambito familiare, Mario e suo figlio Piero e senza dimenticare sua moglie Ivana sono l’esempio lampante di ciò che accade in molte famiglie di oggi?

MB Nei miei romanzi cerco sempre di affrontare fenomeni sociali. Non solo indagini, pertanto, ma un mondo di persone che vivono le loro vite, contraddizioni, confli1. Parlo spesso di storie malate proprio come quella di Mario, un personaggio con cui è facile empatizzare, un modo come un altro per dire anche altro, per far entrare il lettore in mondi diversi, nelle crepe della società, a volte anche in quelle oscure e dolorose. Questa è anche la vita. Una vita che può riservarci anche sorprese, a volte inaspettate.

DB La chiusura del cerchio è un noir-poliziesco introspettivo che da la possibilità al lettore di interrogarsi sui fallimenti della società in cui viviamo, sulla mancanza di sapersi confrontare e relazionare col prossimo in qualsiasi ambito, questo porta sistematicamente a degli scontri e allora ti chiedo quanto questo romanzo può portare e aiutarci a riflettere, è arrivato il momento che l’essere umano inizi veramente a interrogarsi e a mettersi in discussione?

MB Ogni lettura può indurre a riflessioni. Ci si possono porre domande, certo, metabolizzare o meno i concetti emersi, i fenomeni sviluppati, riflettere e approfondirne altri. Questa è una delle funzioni di un buon libro. Leggere significa comunque crescere, e non solo emotivamente. Vivere le storie degli altri, enervi dentro seppur in punta di piedi aiuta senza dubbio o comprendere anche gli aspe1 a noi ignoto Un bel passo in avanti ritengo.

DB In questo nuovo romanzo oltre ai delitti per mano di un killer si affronta il tema del terrorismo, infatti si da la caccia a un pericoloso terrorista sfuggito alla giustizia e ci riporta al 1974, anno in cui nel 28 maggio a Brescia c’è stata la strage di piazza della Loggia, un attentato di matrice neofascista, che ricordi hai di quel periodo?

MB Sì, quello è stato forse l’inizio di una escalation di sangue che ha colpito un po’ tutti quanti. Ero ancora un ragazzo, nel 1974, ma attento, e solo pochi anni dopo, proprio in pieno terrorismo, mi sono arruolato in polizia. Ricordo una Torino che aveva paura, confusa, strabica forse. Ricordo i proclami, le grandi manifestazioni di piazza, le risoluzioni strategiche, ma anche le rapine e le pistolettate tra calabresi e catanesi. La vecchia mala che non intendeva ancora mollare l’osso. Poi il mondo è cambiato, e piuttosto velocemente. Ora, al posto dei catanesi abbiamo i nigeriani, ma questa è tutta un’altra storia

DB Dopo delle domande dove si mettono a fuoco tematiche di una certa rilevanza sociale, in arrivo due molto più leggere, essendo su Giallo e Cucina è obbligatorio chiederti quali sono i piatti preferiti di Alessandro Meucci e Maurizio Vivaldi?

MB Chi li conosce sa molto bene che sono due personaggi che a tavola sono inarrestabili. Con loro ho reso praticamente famoso un locale di Torino, la trattoria Bologna dove si sono reca: anche molti clienti lettori dei miei libri. Cosa assolutamente simpatica. Per il resto, la buona cucina e la buona musica sono la cornice di queste loro avventure, da sempre, da ormai diciassette anni. Nessun piatto speciale, dunque, ma tutto, purché sia rigorosamente casalingo e alla vecchia maniera. Un po’ come cucinavano le nostre madri e nonne. Senza badare troppo alle diete e alle calorie.

DB Ringraziamo l’ottimo Maurizio Blini (nonché fratello granata) per essere stato ospite del nostro blog, e ci congediamo chiedendoti quali sono i tre libri al quale sei particolarmente legato?

MB Magari fossero solo tre, impossibile, sono una moltitudine e sarei disonesto se ne citassi solo tre. Magari, facendo uno strappo posso indicare tre autori preferiti. Il primo è ovviamente il re, Stephen King, poi Michael Connelly e Jeffery Deaver. In Italia, il mio mito resta Carlo Lucarelli.

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