Oggi Parliamo Con...

Francesco Mastinu

Abbiamo oggi il piacere di ospitare nella nostra cucina Francesco Mastinu

Abbiamo oggi il piacere di ospitare nella nostra cucina Francesco Mastinu, che ringrazio per cortesia e disponibilità.

Grazie a voi per l’ospitalità, graditissima!

Vuoi raccontarti ai nostri lettori?

Descriversi è sempre un’incognita, non sai mai da dove iniziare. Appartengo alla classe 1980, sono sardo e lavoro nel sociale da diverso tempo. E in più, scrivo. Mi interesso di diritti civili, pari opportunità, di gatti e ovviamente di lettura. Infatti mi definisco in primo luogo un lettore prima che autore. Sono una persona timida ma nel contempo abbastanza espansiva, dipende dalle situazioni, convivo con il mio primo amore da parecchio e finalmente, grazie alla legge Cirinnà, la nostra unione è riconosciuta dallo stato dal mese di gennaio, dopo ben 16 anni di relazione. Ho esordito come autore nel 2012 e da allora ho all’attivo otto pubblicazioni per editori free. Se volete sapere altro, non avete che da chiedere!

Quando e perché hai sentito l’esigenza di scrivere?

Diciamo che è stato innato, sin dalla prima adolescenza ho sempre avuto il bisogno di esprimere in qualche modo le emozioni che provavo, convogliandole in una forma che privilegiasse quanto tenevo dentro. E la forma della scrittura mi parve quella più appropriata. Ho continuato a leggere molto e a scrivere storie senza soluzioni di continuità per parecchio tempo fino a quando non mi sono imposto di dare una struttura al materiale che costruivo, a dargli una sostanza maggiore. Così sono nati i miei primi romanzi. Mentirei se dicessi che lo faccio esclusivamente per me stesso, così come mente chiunque lo affermi. Quando scriviamo, in ogni luogo e in ogni tempo, lo facciamo per comunicare con l’esterno, per dire qualcosa che in qualche modo riteniamo importante condividere. Anche solo per parlare con noi stessi un domani, quando facciamo il diario o semplicemente la lista della spesa. Ma di comunicazione si tratta.

Per cui scrivo e ho sentito l’esigenza di farlo, perché volevo comunicare al di fuori quello che sentivo dentro. Anche se per poi riuscire a costruire qualcosa che andasse al di là del mero flusso di coscienza eruttiva, ci è voluto impegno, studio e bisogno di coltivare la forma e plasmarla con il contenuto.

Che significato hanno le parole per te?

Bella domanda! Le parole, in quanto espressione dell’essere vivente, detengono un significato ben preciso, che può aggiornarsi, evolversi, ma è comunque destinato a definire il mondo come lo conosciamo. Il vero problema non è la parola, ma l’uso che se ne fa. A volte le parole spesso hanno un potere enorme nella vita delle persone: possono qualificarle, consolarle, suscitare emozioni spesso intense, nonostante a volte siano limitate e non riescano a esprimere al meglio ciò che dentro abbiamo. Ma le parole, come ben sappiamo, possono anche ferire. Per questo ritengo che nel mondo della scrittura bisogna sempre stare attenti al registro che usiamo e soprattutto, al potere della parola. Quello che per noi viene dato a volte per scontato, potrebbe non esserlo per chi ci legge. Per me le parole hanno il significato dello strumento, del dire che esistono anche situazioni che meritano conforto, non solo un mero giudizio.

Ci parli de La mia biblioteca in pillole?

È una rubrica del mio blog, Personaggi in cerca di editore, dove riassumo le mie esperienze di lettura, solitamente per argomento o filo conduttore comune. La lettura per me è come la fame, un bisogno primario, di cui non posso fare a meno. E quando incontro libri che meritano a mio avviso di essere letti, mi piace parlarne, farli conoscere anche ad altre persone. E con questa rubrica dedico micro-recensioni per quelle esperienza di lettura che, secondo me, valgono la pena.

Come è nato  Fiamme  (il tuo ultimo lavoro) ?

Fiamme nasce come capitolo di un progetto più ampio, la serie Emozioni del nostro tempo, che racconta le vicissitudini di un gruppo di amici scandito nel tempo, storie che si intersecano coi problemi della società moderna e che, almeno nelle mie intenzioni, vogliono raccontare l’importanza dei sentimenti come l’amore, il rispetto e l’amicizia, in un’epoca come la nostra dove a volte tutto quanto, a partire dalle emozioni primigenie, viene dato per scontato.

La serie, che nel progetto consta di sei volumi, attualmente comprende Falene, Foglie, Sono solo parole (un crossover legato alle vicende di Falene) e Fiamme. Ognuno ha un punto di vista diverso, nel caso di Fiamme la storia viene raccontata da Enrico, e affronta principalmente le tematiche della crisi di mezza età, il senso di famiglia, la malattia e l’omogenitorialità, con concentrazione soprattutto ai risvolti sociali di determinate situazioni. È un libro che parla di vita, da un profilo adulto, affrontando proprio tematiche proprie dei momenti che seguono la giovinezza. È nato quindi in sequenza con la matrice della serie, proseguendo la storia laddove Sono solo parole trova la sua conclusione. Ovviamente nell’arco temporale i protagonisti di Falene sono cresciuti, iniziano a essere adulti, ma per certi sentimenti non esiste un’età giusta, ma solo il momento in cui certe situazioni accadono. Forse è proprio questo il messaggio implicito che ho voluto comunicare con questo capitolo della saga.

C’è un posto nella tua isola che ti regala emozioni speciali? Quali?

La mia Sardegna è fatta di scorci ed emozioni, non saprei indicare un posto specifico. A volte basta il mare, un tramonto particolare o il silenzio di certe colline per farmi sentire protetto e a casa. Davvero, non potrei indicare un luogo preciso, diventerebbe un lunghissimo elenco di posti che contengono storia, bei colori, mondanità così come quiete di campagna. Va assaporata pezzo per pezzo, sulla base di quel che uno cerca. Io invito sempre a visitarla tutta e a vedere coi propri occhi il più possibile. Natura e isolamento fanno da cornice a un’esperienza che, fatta da un turista, potrebbe rivelarsi ben diversa sulla base di chi la agisce, la vive. Certo, la sua natura di isola ha anche i suoi limiti, in quanto d’estate o d’inverno, per poter avvicinarsi anche solo all’Italia o all’Europa, è obbligatorio l’aereo o la nave, e a volte diventa faticoso rimanere in contatto con il resto del mondo. Ho amato molto anche altri luoghi che ho visitato (e ho ancora il Sudafrica nel cuore) ma non esiste comunque un posto come casa propria, come la mia isola. Questo lo posso affermare con sicurezza.

Come nostra tradizione, prima di congedarti ci doni ricetta e citazione preferite?

La citazione la prendo direttamente da Polvere, il secondo romanzo che ho pubblicato per Runa editrice nel 2014 che, tra l’altro, è stato secondo classificato alla sezione editi nella terza edizione del Premio Città di Ciampino – Mondoscrittura:

«Vorrei accarezzare ancora il tuo viso, poter soffiare via la polvere che si è annidata nei pochi ricordi che mi rimangono di te, ma la vita mi ha rubato anche il fiato.»

Per quanto afferisce le ricette, io sono specializzato nelle salse e nei sughi, ho una mia versione della pasta alla carlofortina, nota in diverse varianti.

La salsa è semplice:

Ingredienti: Olio, aglio, cipolla, prezzemolo (in piccole dosi), uno o due filetti di alici, tonno (uno o due tranci sulla base di quanta salsa serve), pomodori, pesto e panna. Origano/maggiorana alla bisogna.

In un tegame mettiamo l’olio, facciamo sciogliere i filetti di alici una volta che è bollente e poi aggiungiamo il trito di aglio, cipolla e prezzemolo. Una volta che il condimento si imbiondisce, buttiamo nella pentola il tonno, dopo averlo spezzettato con la forchetta.

Nel frattempo tagliamo i pomodori freschi a dado, e dopo qualche minuti li aggiungiamo al composto sul tegame.

A quel punto lasciamo cuocere per qualche minuto, e quando il pomodoro comincia a sfaldarsi e liquefarsi, aggiungiamo al composto pesto e panna, in egual misura. Mischiamo bene, lasciamo cuocere per qualche minuto, e aggiungiamo altro pesto e panna, in modo che la salsa si amalgami.

Verso fine cottura se ci piace aggiungiamo un soffio di origano o maggiorana. Possiamo spegnere quando il sugo ha l’aspetto di una vera e propria salsa solida. Con questo sugo condiamo preferibilmente gli strozzapreti o le orecchiette, meglio se di pasta fresca.

Provare per credere!

Ringrazio Francesco e v’invito a leggere Fiamme!

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