Oggi Parliamo Con...

Fabrizio Borgio

Intervista a cura di Adriana Rezzonico

Accogliamo oggi nella nostra cucina Fabrizio Borgio. Benvenuto!

Grazie di cuore per l’ospitalità
Vuoi raccontarti ai nostri lettori?

Sono un piccolo autore con grandi ambizioni, un piemontese alla soglia del mezzo secolo di vita che non riesce a vedere se stesso senza lo scrivere storie e che vede nella narrativa la più introspettiva delle forme d’arte
Come mai senti l’esigenza di scrivere?

Perchè considero lo scrivere uno strumento privilegiato di conoscenza e introspezione oltre a essere una delle attività creative più belle e importanti della mia vita. Nutro la convinzione profonda che se non fossi stato un lettore forte prima e uno scrittore dopo, in conseguenza, sarei ora una persona peggiore.

Come è nato il personaggio di Giorgio Martinengo?

Da una chiacchierata con un mio caro mentore e dalla curiosità di misurarsi nella costruzione di un personaggio nuovo, perchè la serialità è bella ma fissarsi sempre sullo stesso protagonista può essere alla lunga poco stimolante. Martinengo voleva esprimere una piemontesità diversa da quella di Stefano Drago, più moderna, più libera e bohemienne
Quali sono state le difficoltà che hai incontrato durante la stesura del tuo ultimo romanzo (Morte ad Asti)?

Senz’altro lo studiare certe dinamiche bancarie, la base sulla quale ho costruito le malefatte parte dallo scandalo della Banca popolare di Vicenza, la parte “scacchistica” invece si è ridotta a un ripasso di una vecchia passione che ogni tanto si risveglia
Cosa ami fare nel tuo tempo libero?

Leggere, ovviamente, scrivere, inevitabilmente ma ho anche un giardino del quale mi occupo e l’attività di soccorritore della Croce rossa e un minimo sindacale di sport praticato che considero come un medicinale da assumere con una certa regolarità
Quale libro hai sul comodino ora?

Diversi, leggo in contemporanea non meno di quattro libri per volta perchè sono un compratore compulsivo e non mi rendo conto che la pila cresce sempre di più. Adesso tocca a Fontamara di Ignazio Silone, La Ragazza dai capelli strani di Edgar Foster Wallace, Conversazioni sentimentali in metropolitana di Elena Bibolotti e Rabbia senza volto di Maurizio Blini
Vivi in una zona molto bella e ricca di prodotti gastronomici, cosa apprezzi di più?

Amo ogni frutto della mia terra ma da membro ONAV non posso non citare la prestigiosa gamma di vini dei quali questo pezzo di Piemonte ne è culla: Barbera, Dolcetto, Gamba di Pernice sono un tris di rossi irrinunciabili
Prima di lasciarci ci doni una citazione e una ricetta?

I piemontesi. In fondo, pensavo, chi sono? Facciamo pure l’elenco delle loro virtù e ammettiamo, scialando, che le abbiano tutte: e con ciò? Va bene, sono bravi: bravi contadini, bravi operai, bravi soldati, bravi funzionari, bravi tecnici, bravi imprenditori: e con ciò? Va bene, hanno fatto la Fiat, nessuno da questo momento lo sa meglio di me: e con ciò? Va bene, sono gli unici a sapere come si conduce uno Stato, una diplomazia, un esercito: e con ciò? Va bene, sono quelli che hanno fatto (Dio li perdoni, diceva mio nonno) l’Italia, noi li abbiamo soltanto aiutati a farla peggio di come l’avrebbero fatta loro, se l’avessero fatta da soli: e con ciò? Va bene, la loro cultura, rimasta sempre agganciata a quella europea, è meno provinciale della nostra: e con ciò?
Ma oltre questo con ciò non sapevo andare, e come calmante valeva poco anche perché sotto sotto sentivo che poco mi restava di cui nutrirlo. Eppure, il malanimo, o almeno il malinteso fra i piemontesi e gli altri italiani (questo altri, scusate, l’ho aggiunto in fase di correzione: d’acchito, non m’era venuto in mente) è tutto qui, in un con ciò che, ridotto all’osso, significa questo: «Avete ragione, ma è proprio questo il vostro torto».
(Indro Montanelli)

 La semplicità della Bagna caoda: un intingolo ottenuto scaldando in un pentolino olio di oliva (in tempi passati chi non se lo poteva permettere utilizzava l’olio di nocciola, ora pregiatissimo) acciughe dissalate e aglio fino a ottenerne una crema omogenea. Sull’aglio ci sono due scuole influenzate rispettivamente dalla cucina dei Gonzaga, che volevano l’aglio puro e la cucina dei Savoia che spegnevano l’ardore dell’aglio cuocendolo prima nel latte. C’è anche chi la prepara con l’aglio puro e poi ammorbidisce unendo alla bagna della panna liquida. Una volta pronta, si versa nei fujot, delle ciotole di terracotta con un vano per inserirvi una candela accesa. La bagna caoda dev’essere consumata bollente. Ora ci si sbizzarrisce, è un intingolo e quindi in essa vi si intingono le verdure crude tradizionali: peperoni, sedani, cardi, cicoria Belga, tupinambour, radicchio rosso e poi ancora barbabietole cotte al vapore e patate lesse. Si usa anche chiudere la mangiata rompendo un uovo sul fondo del fujot per finire il fondo della bagna. Naturalmente l’abbinamento migliore è una corposa barbera superiore.

Grazie Fabrizio e a presto per la recensione di Morte ad Asti

Grazie di cuore per l’interessamento.

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