Oggi Parliamo Con...

Barbara Baraldi

Oggi abbiamo il piacere di accogliere nel nostro salotto la vincitrice del prestigioso premio Garfagnana in Giallo 2017.

Benvenuta Barbara e grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo prezioso. Quali sono le prime emozioni dopo un tale podio?

Grazie per l’accoglienza, è un piacere essere vostra ospite! È stata una grandissima emozione sapere della vittoria alla nona edizione di Garfagnana in Giallo. Oltretutto quest’anno il premio era dedicato a uno dei miei miti, il maestro del brivido Alfred Hitchcock. Sono cresciuta con i suoi film, che spesso guardavo di nascosto in seconda serata, incurante delle ore di sonno perse e della levataccia che mi avrebbe atteso la mattina seguente per andare a scuola. Ancora oggi, se incappo in Psycho, La donna che visse due volte, ma anche Marnie, La finestra sul cortile o Gli uccelli, non posso fare a meno che farmi intrappolare nella visione, pur conoscendo ormai le scene a memoria!

Perché e quando hai iniziato a scrivere?

Prima di iniziare a scrivere, raccontavo storie ai miei fratelli più piccoli. In quel periodo, i miei genitori lavoravano entrambi e avevo scoperto che l’unico modo per tener buoni i vivacissimi fratellini era intrattenerli con storie da brivido. Le ambientazioni erano spesso oscure e i colpi di scena non mancavano mai, o avrei perso la loro attenzione. Potrei dire che sono stati il mio primo pubblico e, vi assicuro, si trattava di un pubblico molto esigente. Molti anni dopo, qualcuno mi ha detto: «Sei brava a raccontare storie, perché non le scrivi?» Il giorno seguente mi sono procurata un portatile di seconda mano, ho cominciato a scrivere le prime righe e, da allora, non mi sono più fermata.

Come ti sei documentata per scrivere questa storia basata su un disturbo bipolare?

La documentazione è una fase molto importante nella scrittura. Possono volerci mesi, o persino anni di preparazione prima di scrivere l’incipit. Una cara amica è psicologa, e ci intratteniamo in lunghi confronti. Del resto, ho cominciato a leggere manuali di psicologia fin da giovanissima. Come poteva essere altrimenti, visto che sono ansiosa, claustrofobica, troppo empatica?

Come protagonista di Aurora nel buio ho scelto una donna col disturbo bipolare perché in Italia si parla pochissimo di condizioni mentali, nonostante, per fare un esempio, la depressione colpisca quasi 4 milioni e mezzo di persone, che spesso si trovano a essere emarginate, isolate, neanche fossero appestati. Ci sono false convinzioni a riguardo. C’è chi pensa, per esempio, che il depresso cerchi soltanto di attirare l’attenzione, o che possa di punto in bianco “decidere” di guarire.

“Il pazzo è un sognatore sveglio”, diceva Freud. Basta sbirciare le biografie di alcuni geni che hanno cambiato il mondo per rendersi conto che soffrivano di bipolarismo o depressione. Penso a Virginia Woolf, Edgar Allan Poe, Caravaggio, Ernest Hemingway, Winston Churchill, solo per citarne alcuni.

Aurora non sa di chi fidarsi. Tu di chi o cosa ti fidi?

Mi fido del mio istinto, di quella voce nella testa che ti parla e se impari a riconoscerla ti aiuta a prendere le decisioni giuste. In questo, lo ammetto, assomiglio ad Aurora. Mi fido di mio marito, il mio primo lettore. È stato lui a consigliarmi di iniziare a scrivere. Mi fido della mia pazza famiglia, numerosa e unita, nonostante gli alti e i bassi.

La società odierna ci impone delle regole che tendono ad omologarci. Cosa significa per te uscire dagli schemi e quali regole, invece, apprezzi maggiormente?

Uscire dagli schemi per me significa pensare sempre con la propria testa. Pubbliche gogne, lapidazioni “virtuali” e pregiudizi, purtroppo, non sono stati aboliti nell’era digitale, anzi. Pensare con la propria testa significa avere il coraggio di uscire dal coro, se necessario. Ho scelto di non avere la televisione proprio per questo motivo. Spegnere certi programmi, definitivamente, è liberatorio. Meglio un buon libro. Le regole che amo? Quelle autoimposte, che costano fatica ma portano a risultati. Scrivo otto ore al giorno, la disciplina brucia ma è l’unico modo che conosco per raggiungere un obiettivo.

Cosa ti piacerebbe consigliare ad un autore emergente?

Consiglio di perfezionare il proprio stile, di ascoltare le critiche più dei complimenti, ma senza perdere mai di vista le proprie motivazioni e i propri obiettivi. Di scrivere di ciò che si conosce, non importa quali siano le fonti di ispirazione. Di completare sempre ciò che si comincia piuttosto che disperdere energie in troppi progetti. E, naturalmente, di mettersi alla prova ai concorsi letterari.

Quali autori e generi ti piacciono e leggi volentieri?

Sono una lettrice onnivora. Ho appena finito di leggere Daphne di Tatiana de Rosnay, la biografia di Daphne de Mourier, una delle più grandi scrittrici del Novecento anche se da noi è purtroppo poco conosciuta, autrice di romanzi quali Rebecca e Gli uccelli da cui sono stati tratti due dei capolavori di Hitchcock. In questi giorni ho iniziato la lettura di L’ordine del tempo di Carlo Rovelli e, a giorni alterni, sto rileggendo It di Stephen King.

Suggeriresti qualche titolo a tuo avviso imperdibile, ai nostri lettori?

Ne scelgo quattro, i primi che mi vengono in mente (già so che mi pentirò per aver lasciato fuori titoli altrettanto forti). Il signore delle mosche di William Golding, Animal factory di Edward Bunker, Chiedi alla polvere di John Fante e L’amante di Marguerite Duras. Sono libri che ricomincerei a leggere ogni volta che mi capitano in mano.

È arrivato il momento dei saluti, prima di lasciarci ci regali una citazione e una ricetta che ami? Come saprai, è tradizione consolidata di Giallo e Cucina.

Ho scelto una frase della grande fotografa Julia Margaret Cameron, che nell’Ottocento ha immortalato la bellezza e la malinconia della donna con i suoi ritratti: «La creatività, come la vita umana stessa, comincia nell’oscurità».

Per quanto riguarda la cucina, sono specializzata nei primi piatti, che danno energia alla mente grazie ai carboidrati. Oggi ho realizzato le tagliatelle bicolore al radicchio rosso e pecorino. Ho saltato in padella il radicchio tagliato a striscioline, con olio e uno spicchio d’aglio. Dopo qualche minuto ho aggiunto pomodorini secchi sminuzzati, olive e capperi e li ho fatti amalgamare. Quando la pasta è pronta basta aggiungere il nostro condimento, con una spruzzata di pecorino a scaglie e semi di chia. Buon appetito! E grazie per l’ospitalità.

Ringraziamo di cuore Barbara Baraldi e vi invitiamo a leggere “Aurora nel buio” (trovate la recensione nel Blog).

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