Oggi Parliamo Con...

Andrea Franco

Intervista a cura di Massimo Ghigi

È con noi oggi per scambiare due chiacchiere lo scrittore Andrea Franco che possiamo trovare proprio in questi giorni in tutte le edicole con il suo nuovo romanzo ‘L’odore della rivoluzione’, nuova indagine del Monsignor Attilio Verzi, pubblicata nella prestigiosa collana de Il Giallo Mondadori. Autore decisamente versatile Andrea Franco ha all’attivo pubblicazioni che spaziano dal fantasy alla fantascienza, dallo spionaggio al noir e al giallo ed è proprio il genere giallo che, nel 2013 gli regala la grande soddisfazione di vincere l’ambito Premio Alberto Tedeschi con il romanzo ‘L’odore del peccato’. Protagonista uno dei personaggi più originali della narrativa gialla italiana: il Monsignor Attilio Verzi la cui caratteristica fuori dal comune è un olfatto sensibilissimo e molto allenato che lo rende unico nelle sue indagini ambientate nella Roma intorno alla seconda metà del XIX secolo.

GeC: Andrea per prima cosa ti ringrazio tantissimo per essere qui con noi di GialloeCucina. Parto subito con una domanda che probabilmente, quando si crea un protagonista originale come il tuo Monsignor Verzi, ti sarà stata fatta fino allo sfinimento: come è nato questo personaggio e perché hai scelto la strada del giallo storico?

AF: Ciao, Massimo. Grazie a te e a tutta la redazione di GialloeCucina. Per me è davvero un piacere e un onore essere qui a parlare con voi. Il personaggio di monsignor Attilio Verzi nasce da un breve racconto scritto per un progetto de Il Giallo Mondadori. Il racconto, uscito nel volume “Giallo 24”, dal titolo “L’odore del dolore” mi fece capire che quel personaggio – che poi ho definito meglio – poteva funzionare. Così, qualche mese dopo, dovendo iniziare a pensare a un romanzo per partecipare al premio Tedeschi scegliere Verzi è stato semplice. Della genesi di Attilio ricordo ben poco (certi meccanismi fuggono molto presto dalla mia memoria). Posso dirti che il nome, Attilio, è un omaggio a un signore che, quando ero solo un adolescente, mi incantò con la sua passione per i libri. Un uomo con il quale, nelle lunghe estati, passavo ore e ore a giocare a Tressette (io sempre in coppia con mio padre), mia grande passione, e che all’epoca, ormai oltre trenta anni fa, mi regalò una busta piena di vecchi Urania. Vi racconto un aneddoto. Quel giorno, entusiasta, sistemavo i libri sugli scaffali della mia allora piccola libreria, e gli chiedevo cosa ricordasse di quei romanzi. Lui alzò le spalle e ammise di non ricordare quasi nulla.  Io, perplesso, dissi che la cosa era stranissima, io ricordavo tutto quello che avevo letto (avevo 14 anni). Attilio sorrise e disse: “Un giorno, fra centinaia e centinaia di libri, capirai”. Aveva ragione.

Perché il giallo storico? Be’, tornare indietro nel tempo mi affascina. Mi piace studiare, cercare dettagli o momenti dimenticati o ai quali le persone danno poca attenzione. L’indagine storica mi affascina e andare a studiare un periodo, una città, i suoi abitanti, per trasmettere un po’ di quell’atmosfera è un viaggio fantastico. Così, quando posso, per scrivere i miei romanzi torno indietro nel tempo. L’ho fatto con Verzi, l’ho fatto scrivendo il mio ultimo thriller (ma qui siamo ancora nell’incertezza dei labirinti editoriali). Il periodo in questione l’ho scelto un po’ per caso. Avevo letto un bellissimo libro sull’assedio di Roma del 1849 (che ho trasformato anche in un thriller storico edito da Delos Digital) e quindi acquisito un po’ di familiarità con la Roma di quegli anni. Non ho fatto altro che tornare indietro fino al 1846 per partire da un punto fermo: l’elezione di Papa Pio IX.

GeC: Una curiosità inevitabile, quando si vince un premio di grande prestigio come il Premio Alberto Tedeschi riservato alla narrativa gialla italiana, è quella di sapere cos’è accaduto quando hai ricevuto la famosa telefonata da Franco Forte e i pensieri e le sensazioni che hai provato durante la premiazione al mitico MystFest di Cattolica.

AF:  Ho risposto alla telefonata senza fare finire nemmeno il primo squillo. Ho visto il prefisso di Milano e booom, è arrivata la scossa! Ero stracontento, non poteva essere diversamente. Ma il mio cervello si è subito tarato sul “E adesso?”.  Sono fatto così. Il premio, anche se da 30 secondi, lo avevo vinto. Io già pensavo al domani, a nuovi progetti, a cose che magari ora potevo fare e che prima mi erano precluse. Già, non è un modo semplice per godersi una vittoria prestigiosa, ma che ci volete fare? Nel 2013 la premiazione non si svolgeva al Mystfest. A Cattolica ero presente (la mia prima volta, poi non sono più mancato) e lì Franco Forte lo ha annunciato in modo non ufficiale. Poi a ottobre mi recai a Grado e lì ci fu la cerimonia di premiazione. Non molta gente, un Festival un po’ sottotono, ma molto carino (e oggi non esiste più). Con me per altri impegni c’era anche Andrea Carlo Cappi (e lì nacque la leggenda dei fratelli “Pranzo”, ma ve la racconto un’altra volta). La cosa più complicata della premiazione fu ricordare mio padre, che non ha mai potuto vedere Andrea Franco scrittore professionista. Poi ricevetti il premio, una bella statua realizzata da Giulio Leoni. Ho un bel ricordo, dopotutto, anche se un po’ annacquato.

GeC: Ma veniamo all’attualità. Siamo al terzo romanzo lungo con protagonista il Monsignor Verzi, infatti esce in questi giorni in tutte le edicole ‘L’odore della rivoluzione’, che si va ad aggiungere alle precedenti opere ‘L’odore del peccato’ e ‘L’odore dell’inganno’ (riproposte poi in un unico volume dal titolo ‘Il peccato e l’inganno’ nella collana da libreria sempre de Il Giallo Mondadori). Ci vuoi parlare un po’ di questa nuova indagine in cui il nostro Verzi si trova a dover fronteggiare una lunghissima scia di sangue legata alla ricerca di una leggendaria reliquia?

AF:  Il terzo romanzo di Verzi nasce in modo leggermente diverso. L’idea principale era quella di un romanzo più ampio, con un respiro maggiore, una trama più complessa, complessità che nasce non solo da un mistero più complicato, ma dalla volontà di andare ancora più a fondo nei personaggi, di scavare, di metterli a nudo. Cosa che ho fatto. Un percorso che necessitava di qualche pagina in più, per non essere superficiale. Il tutto legato alla ricerca di una antica reliquia (modo per sottolineare la follia irrazionale degli uomini) e scaturito da un saggio che ho letto su Pio IX nel momento in cui mi sono imbattuto in qualcosa di interessante, ma poco noto ai più. Cosa? Be’, è tutto nel romanzo, non fatemi anticipare troppo! E quindi da questo anche l’idea di legare il mondo di Verzi (1846) a quello, ben distante, della Rivoluzione Francese.

GeC: Come hai sottolineato anche tu nelle Note dell’autore al termine del volume, scrivere un romanzo storico comporta un lavoro di ricerca notevole che, se da un lato è un onere e comporta un notevole impegno, dall’altro permette di impreziosire le proprie storie con luoghi, personaggi ed aneddoti legati al periodo storico trattato. Quanto tempo hai dovuto dedicare alla ricerca e quali sono le informazioni che hai poi utilizzato nel romanzo e che magari hanno più esaltato la tua curiosità?

AF: Non è possibile rispondere. Perché il mio lavoro di studioso (più o meno specifico) lo porto avanti tutti i giorni da tantissimi anni. Storia, linguistica, letteratura, arte… in questo lungo percorso di studi poi capita che io scopra un’idea da sviluppare e la porto in un romanzo. Il tempo speso alla ricerca specifica è sempre tanto, ma anche qui quantificarlo non è semplice. Il romanzo che ho appena ultimato, ambientato a Roma nel 1938, mi ha costretto a studiare molto un periodo che non avevo mai affrontato. Non è stato semplice, ma illuminante. Nel romanzo, poi, arriva forse il 10% di quello che studi. Un po’ di atmosfera, la mentalità dei personaggi, e qualche chicca che proprio non vuoi lasciare fuori, come la Pietra Scellerata del primo romanzo, giusto per fare un esempio.  Se mai scriverò un quarto romanzo con Verzi, sfrutterò un’altra questione che ha attirato molto la mia curiosità e che secondo me merita di entrare in un romanzo. Vedremo… no, non posso anticiparvela!

GeC: Ne ‘L’odore della rivoluzione’ Monsignor Verzi si troverà a dover affrontare le proprie paure e anche la percezione che ha delle persone a lui più care verrà in qualche modo messa in discussione. È un romanzo che, per chi segue le vicende di questo personaggio dalla sua nascita, risulta decisamente il più duro ed evidenzia un ‘cambio di livello’ che, in prospettiva, potrebbe aprire diversi scenari sia per il protagonista che per i personaggi secondari a lui più vicini. Come sei giunto a questa svolta?

AF:  Sì, come ho già detto, questo romanzo va più a fondo. E prepara quei cambiamenti che nella vita noi affrontiamo tutti i giorni. I personaggi per rimanere interessanti non possono essere del tutto statici. Verzi dopo questo romanzo cambierà. E non solo lui. Perché è normale che nella vita succeda questo. Ci si mette in discussione. Ma Verzi, se ci pensate lo aveva già fatto nel secondo romanzo, quando pur nella semplicità, si è sentito inadatto, incapace. Anche quello per lui ha segnato un cambiamento. Qui è tutto più estremo, duro, cattivo. Non bisogna avere pietà dei propri personaggi. Quando serve bisogna maltrattarli come li avrebbe maltrattati la vita. In questo romanzo Verzi soffrirà moltissimo.

GeC: Un altro genere letterario che indubbiamente ha messo in evidenza le tue capacità di scrittore e narratore è quello dello Spionaggio. Con il personaggio di El Asesino scritto tra l’altro sotto lo pseudonimo di Rey Molina sei uno dei capisaldi della ‘Italian Legion’, un manipolo agguerrito di autori che da anni tiene alta la bandiera dello spy-action made in Italy. A breve uscirà nelle edicole la nuova avventura di El Asesino ovviamente, per la mitica collana Segretissimo di Mondadori. Come nasce Rey Molina come scrittore, come è nato il suo personaggio sulla carta e cosa significa per Andrea Franco/Rey Molina far parte dell’elite dello Spionaggio italiano?

AF: Rey Molina nasce grazie alla disponibilità di Sergio Altieri, che molti anni fa, quando era ancora alla guida delle collane da edicola Mondadori, mi permise di presentare un progetto per Segretissimo.  Definendo il personaggio presentai anche lo pseudonimo. Il nome semplicemente per il significato. Il cognome l’ho scelto da un lungo elenco, cercando di capire quale suonasse bene. Alla fine è nato Rey Molina, El Asesino.  Sergio non fece in tempo a valutarlo, perché lasciò l’incarico e così finì tutto nelle mani di Franco Forte che decise di darmi questa opportunità. Partimmo con un racconto di presentazione e nel mentre mi misi a lavorare al primo romanzo, Confine di Sangue. A dicembre, con Medusa Uccide Ancora, uscirà il sesto romanzo. Un bel percorso e una grande soddisfazione poter essere oggi un rappresentante della Legione Italiana, insieme a grandi scrittori del genere. Dopotutto, iniziai a scrivere romanzi dopo aver divorato un romanzo del compianto Stefano Di Marino (I predatori di Gondwana, uscito su Urania). Poter pubblicare insieme a lui è stato un onore.  Ormai sono della squadra da 10 anni. Chi lo avrebbe mai pensato da ragazzo!

GeC: Dalla carta al piccolo/grande schermo, chi vedresti bene nei panni di Verzi e di Rey Molina in un film o in una serie TV? Beh, forse El Asesino può essere interpretato solo da… Andrea Franco!

AF: Ah, be’, per monsignor Verzi so già chi vorrei: Rupert Everett. Per Rey Molina, sì… in effetti il personaggio è modellato su di me, su quello che vorrei essere, lui è un po’ più figo, ammettiamolo.

GeC: Penso che questo 2022 sarà senz’altro un anno da ricordare per te perché, oltre alle due uscite editoriali già citate hai all’attivo la pubblicazione di un bellissimo romanzo di fantascienza, ‘Negli occhi di Hanya’ edito da Delos Digital. Personalmente ho veramente apprezzato molto questo romanzo perché è un esempio perfetto di come il genere fantascienza possa essere semplicemente un mezzo per raccontare altro e quindi essere approcciato anche da chi, normalmente, non legge narrativa di fantascienza. Vuoi parlarci di questo libro?

AF: Un libro a cui tengo molto. Quando lo scrissi capii che era un romanzo con tante emozioni. Sarei riuscito a inserirle e a farle arrivare al lettore? Amicizia, amore, scelte di vita, solitudine, passato, presente, futuro, rimpianti, progetti… lo racconto usando un parallelismo con la vita di tutti i giorni. Ognuno di noi, in un modo o un altro, ogni tanto deve chiudere con il passato: un divorzio, una separazione, una lite con un amico… ogni volta è come se cancellassimo parte di noi, metaforicamente uccidiamo una parte del nostro passato, relegando nello ieri cose che non faranno mai più parte del presente e del futuro. Nel romanzo Negli occhi di Hanya ho tolto quel “metaforicamente”, spingendomi all’estremo. Se per liberarci di un passato scomodo, non più nostro, dovessimo… UCCIDERE? Ecco, il protagonista si trova in questa situazione. Quale scelta farà? La fantascienza serve per poter raccontare questo meccanismo che nel nostro presente non sarebbe credibile.  Ma il romanzo è e rimane un romanzo di emozioni. E di amicizia. Forse uno dei più emozionanti che io abbia scritto. Ma poi se è così lo deve dire il lettore.

GeC: Qual è il genere letterario dove ti trovi più a tuo agio, dove senti di dare il meglio di te? Per non farti mancare niente so che scrivi anche per il teatro…

AF: Mi piace spaziare, ma dovendo scegliere una sola identità di Andrea Franco Scrittore ti direi il giallo/thriller storico. C’è azione, mistero e quel viaggio nel passato che mi piace tanto. Scrivere per il teatro è molto divertente e ogni volta un’emozione nuova.  E se riesco, anche lì, in futuro… farò un viaggio nel passato. Ma non è il caso di anticipare nulla! Vorrei cimentarmi anche con lo storico puro. Ci stiamo ragionando con la mia agente Lidia Sirianni. Serve un’idea forte, un personaggio di grande spessore. E di cui si sia scritto poco. Vediamo cosa succede. Il futuro è pieno di idee e devo scegliere con attenzione!

GeC: A questo punto ti chiedo autore e libro preferito nei generi: giallo, spionaggio e fantascienza e il perché delle tue scelte.

AF: Non è mai facile fare una scelta. Vediamo. Nel giallo l’autore preferito è senz’altro Ed McBain (forse il mio autore preferito, anche nella sua veste di Evan Hunter, in assoluto). La sua scrittura è poesia, immagini, ombre nette, densa. Ogni volta che lo leggo lo faccio col sorriso acceso. È unico. Nello spionaggio ti faccio due nomi. Il primo è quello di Ken Follett, perché è uno degli autori che tanti anni fa mi ha fatto amare la lettura. Il codice Rebecca, La cruna dell’ago, L’uomo di Pietroburgo… L’altro nome è un collega della Legione: Andrea Carlo Cappi. I suoi romanzi non mi hanno mai deluso, e per trama, e per stile di scrittura. Nella fantascienza, dovendo fare solo un nome, sono obbligato: Isaac Asimov. Lo scrittore più intelligente che io abbia mai letto.  Ma qui, essendo la sf il mio primo amore, potrei fare un elenco bello lungo!

GeC: Come nasce un romanzo di Andrea Franco e come ti approcci alla stesura di un’opera dal punto di vista tecnico?

AF: Un romanzo nasce giorno dopo giorno, mese dopo mese. È un accumulo di mille cose. Dialoghi, letture, film, viaggi… poi a un certo punto decine di suggestioni si fondono e inizi a vedere la possibilità di inserirle in un contesto ordinato da chiamare “romanzo”.  La tecnica per me è molto importante e può aiutare un autore a fare la differenza. Quindi ancora prima di iniziare a scrivere ci sono decisioni da prendere proprio in merito a questo. Per fare un esempio, la scelta del Punto di Vista Narrativo non è banale, perché stabilirà cosa dirai, in che modo e soprattutto COSA NON DIRAI. L’autore che scivola qua è là pur di dire tutto, senza fare attenzione, a me piace poco. O sei un genio e lo fai in un certo modo, o segui alcune linee base. La tecnica è uno strumento, non è una gabbia. Se la sai usare può esaltare la tua idea. Per il resto sono un autore che prepara l’idea all’inizio, ma senza una rete fitta. Ho degli obiettivi e devo potermi muovere con buona organizzazione, ma sufficiente libertà. L’unica cosa a cui non posso fare a meno è il mio foglio word impostato in formato a5, con il carattere che mi sento adatto per quel romanzo, con i rientri già impostati… insomma, io ho bisogno di vedere nascere il romanzo come se fosse già edito, per valutarne riga dopo riga il ritmo, l’approccio visuale…

GeC: Già in passato hai fatto l’esperienza di scrittura a quattro mani, mi viene in mente il thriller ‘Fata Morgana’ scritto con un altro Grande del giallo italiano, Enrico Luceri. Con chi ti piacerebbe collaborare per scrivere un romanzo?

AF: Ho scritto a quattro mani con molti eccellenti autori. Non solo Enrico Luceri, ma – citandone qualcuno – anche Franco Forte, Luca Di Gialleonardo, Giovanni Buzi, Luigi Brasili e altri. Con ognuno di loro è stata un’esperienza diversa, per stile, metodo, ricerca delle idee. E ogni volta ho imparato qualcosa. In futuro non escludo di poterlo fare ancora, l’idea mi piace. Con chi? Be’, qualche nome posso senz’altro farlo: Diego Di Dio, Scilla Bonfiglioli, Oriana Ramunno, Diego Lama…  non solo ottimi scrittori, ma ottimi amici, perché per scrivere insieme per me c’è bisogno anche di volersi bene, lasciatemela dire così. Altrimenti è solo un’operazione commerciale. Il che non guasta, ma se posso scegliere… E poi bisogna vedere prima di tutto se vogliono anche loro, poi se sono d’accordo i nostri agenti ecc. ecc.  Io sono qui a disposizione.  I miei polpastrelli non sono mai stanchi!

GeC: Posso dire senza dubbio che riesci a scrivere ovunque ed in qualunque situazione ambientale, e questa mia affermazione nasce dal fatto che appaiono foto sulla tua pagina autore di Facebook, dove sei intento a scrivere, notebook alla mano, nei posti più disparati (bar, ristoranti, spiaggia, …) e con tanto di cartello: “Attenzione Scrittore al Lavoro SIETE AUTORIZZATI A DISTURBARLO”! Come hai ideato questa simpatica iniziativa?

AF:  Guarda, il bello del mio lavoro è proprio questo: nessun vincolo. Né di orari, né di luoghi. Solo di scadenze! Posso essere uno scrittore sempre e dovunque. E questo aspetto è stato evidenziato anche dal mio amico fraterno Cristiano Iacoangeli (il cognome suona conosciuto?), che mi sta dando una mano a sistemare sito, la comunicazione, ecc.  E così ho preso la palla al balzo e mi sono detto “perché no?”. E così, quando posso e trovo ospitalità, me ne esco da casa e me ne vado in giro con il mio computer. Se qualcuno passa a trovarmi, bene, sennò da scrivere non mi manca mai!

GeC: Come se non bastasse l’attività di scrittore sei tu stesso titolare di un’agenzia letteraria, la ‘Franco Servizi Editoriali’. Quali consigli puoi dare agli aspiranti scrittori che magari a suo tempo ti sono risultati preziosi?

AF:  Mi occupo perlopiù di servizi, non svolto lavoro di agente letterario. Quindi valutazioni, editing, consulenze, corsi (ne inizio uno nuovo e molto interessante a ottobre, ma per ora non posso ancora annunciare questa nuova bella collaborazione), ghostwriting, copywriting, ecc. Ovviamente quando per le mani mi capita un buon romanzo lo indirizzo a colleghi che possono anche lavorare su altri aspetti e portare il prodotto in libreria. I consigli? Studiate, non date nulla per scontato. Scrivere (come dipingere, suonare, cantare, …) non è solo questione di talento, ma di tecnica, di studio, di perfezionamento, di impegno. I risultati facili non esistono. E se i risultati non arrivano mai non scaricate le responsabilità su altri, guardate a voi stessi. Il problema spesso è più vicino di quanto non si immagini.  Il problema, nove volte su dieci, non è l’editore, ma lo scrittore. Che non è tale. O almeno, non ancora.

GeC: Dal 2021 sei poi portavoce di uno splendido progetto che si chiama ‘Sorriso in viaggio’ (https://sorrisoinviaggio.it/), un’associazione che si prende carico di tutti gli aspetti logistici che ruotano attorno al trasferimento delle famiglie al seguito di bambini che necessitano di cure particolari lontano da casa. (E qui voglio sottolineare il fatto che non sei nuovo ad attività in ambito sociale basti pensare all’iniziativa del 2016, ‘Io scrivo per voi’, un ebook composto da quasi 300 autori, il cui ricavato andò in aiuto delle popolazioni colpite dal violento sisma del 24 agosto. Racconti di ogni genere (fantascienza, fantasy, thriller, storie d’amore, diari, …), poesie. Molti autori professionisti, tantissimi emergenti e appassionati, tutti insieme per questo progetto veramente ambizioso). Ci vuoi parlare meglio di questa associazione?

AF:  Sorriso in viaggio nasce dalla mia volontà di aiutare in modo strutturato. Perché da solo posso fare 1, insieme possiamo fare 10, 50, 100. Ci sono tante famiglie in difficoltà economiche che non possono dare ai propri figli l’assistenza che necessitano. Così interveniamo noi, agevolando la logistica e cercando di dare a madri e padri un po’ di serenità, serenità che loro poi proietteranno sui figli malati. Non mi dilungo, nel sito lo spieghiamo molto bene. Siamo agli inizi, per ora non è facile, ma stiamo accumulando esperienza e piano piano qualche soldo. Appena avremo maggiore spessore sapremo dare aiuti concreti più di quanto non si stia facendo ora. Le altre associazioni impareranno a conoscerci e noi avremo quella solidità che ci mostrerà come affidabili. Tempo e pazienza. E anche qui tanto impegno. L’operazione Io scrivo per voi è stata più semplice e immediata, per un’esigenza specifica. Però abbiamo fatto un ottimo lavoro e ho potuto donare alla Protezione Civile circa quattromila euro. In poche settimane un risultato che è andato oltre le mie aspettative. Con sorriso in viaggio puntiamo molto più in alto, ma i tempi saranno più lunghi. Quindi… andate sul sito. Un modo per aiutarci lo trovate di certo!

GeC: A mettere in fila tutte le tue attività in ambito editoriale e non solo, sembra impossibile che tu abbia tempo da dedicare ad altro e invece… cosa fa Andrea Franco nel tempo libero?

AF: Oh, faccio molte cose. Leggo tanto, ovviamente, ascolto opera lirica e quando posso vado a vederla a teatro, colleziono monete, macchine da scrivere vintage, vado a correre e ora gioco a Padel, mentre in passato praticavo Kung Fu. Mi interesso di Whisky (con un blog appena riaperto – whiskymadness – e come docente) e Vino (come alcuni sanno per cinque anni ho avuto un ristorante enoteca a Roma). Vedo tanti film e serie TV, suono il pianoforte (prima lo facevo come lavoro), gioco ogni settimana a Dungeon & Dragons con i miei più cari amici, me ne vado in giro per borghi e bellezze varie. Guardo qualche partita di calcio, mi appassiona il rugby e seguo il tennis, soprattutto ora che ho trovato Sinner e riesco a superare il trauma di non avere più un Agassi da tifare. Amo la F1 e non perdo mai un gran premio, anzi li vedo tutti in piedi, urlando e soffrendo. Ovviamente il mio cuore è rosso Ferrari. Insomma, non sono uno che va a braccetto con la noia, no di certo.

GeC: Hai già qualche nuovo progetto editoriale nel cassetto?

AF: Ho un romanzo appena finito, come dicevo, nelle mani della mia agente. Ho qualche idea da definire. Forse scriverò un quarto romanzo con monsignor Verzi e un settimo per la serie El Asesino. Potrei fare un’altra puntatina nel mondo della fantascienza. Di sicuro il prossimo progetto di un certo impegno sarà nel campo del thriller storico o dello storico puro.  Tutto da scoprire!

Ti ringraziamo tantissimo per la tua disponibilità, è stato veramente un piacere fare questa bella chiacchierata con te! Ora, come tradizione di GialloeCucina ti chiediamo di salutarci con una ricetta che ami particolarmente e con una citazione che, in qualche modo, ti definisca:

AF:  Il piacere è stato mio, davvero. Una ricetta? Mi piace molto la pasta e la mia preferita è la carbonara. Ma oggi, se dovessi cucinare, mi farei tonnarelli cacio e pepe affogati al vino rosso. Li avete mai provati? Una definizione? Vorrei citare il mio eroe, la mia religione: Enzo Ferrari. “Il secondo è il primo dei perdenti”. È così che affronto ogni giorno. Con la voglia e la determinazione di non essere mai un perdente.

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