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Intervista doppia : Alberto e Giorgio Ripa

Alberto: Giorgio, divertiamoci un po’ con un’intervista doppia. Io faccio una domanda a te, tu mi rispondi, e viceversa.  Puoi spiegare ai lettori di “Gialloecucina” chi siamo?

G.: Siamo due gemelli, milanesi,  laureati nello stesso giorno in chimica e chimica industriale, appassionati di lettura, di scacchi e di molti sport, che per festeggiare il loro “centenario”  hanno voluto farsi un regalo speciale:  lavorare finalmente assieme e scrivere a quattro mani un romanzo del genere loro preferito, il thriller.

G.: Da chi, come e quando è nata l’idea?

A.: Nei primi anni ’90, mi sono immaginato scrittore di gialli, suscitando la tua curiosità, Giorgio. Una decina di anni dopo tu, Giorgio, dopo aver letto “Io ucciso” del compianto Faletti, comprendesti che non avevo tutti i torti. Quel giorno nacque l’idea di “Melodia fatale” (e non solo): possiamo dire che ci fu un parto gemellare. Nel caso di “Melodia fatale”, lo  schema della trama fu tracciato in vacanza, al mare, su una pagina di giornale diventata per noi una preziosa reliquia da conservare.

 

Ripa-2364-3Foto ufficiale, scattata da Micaela Zuliani

A.: E a “Melodia fatale” si sono aggiunti L’ultima mossa e “Attrazione fatale”. Puoi descrivere le caratteristiche salienti dei tre thriller?

G.: In un’indagine tradizionale l’investigatore cerca le tracce lasciate senza volerlo dal-l’assassino. Le indagini di  Tobia Allievi, l’ispettore uscito dalla nostra penna, sono diverse: un serial killer lascia di proposito messaggi a prima vista incomprensibili. Tobia si trova all’ingresso di un labirinto lessicale, dove ogni parola può assumere un significato diverso a seconda del contesto in cui è inserita. L’uscita di questo labirinto – e quindi la soluzione del caso – è raggiungibile solo dopo aver compreso il linguaggio del killer, attraverso ragionamenti che accostano materie scientifiche a discipline umanistiche. In questa sfida quasi impossibile, Tobia è affiancato dall’affascinante terminologa Domitilla Di Mauro, e dalla squadra LT dell’Europol di Londra, una formazione multietnica costituita dal chimico cinese Ronggang Xu, dal patologo indiano Charanjit Anand e dall’esperto di informatica russo Vladimir Ripchenko (un cognome scelto non a caso!).

 

G.: Possiamo quindi dire che occorre comprendere il vero contesto che l’assassino fa in mente quando utilizza alcune parole. Nel nostro terzo thriller “Attrazione fatale” hai avuto l’idea di citare il filosofo Wittgenstein: “una parola perde il significato che ha acquistato in un certo contesto se essa viene rimossa da quel particolare contesto”. È vero che hai avuto al liceo un’ottima professoressa di storia e filosofia, ma non ricordo di averti mai visto studiare Wittgenstein. Come hai scoperto quella frase?

 

A.: Grazie alla nostra passione per il gioco degli scacchi. Un giorno ho digitato su Google “aforismi scacchi” e ho trovato la frase di Wittgenstein. In “Attrazione fatale” spieghiamo che “un pezzo degli scacchi, ad esempio il cavallo, perde il significato di pezzo degli scacchi se tolto dalla scacchiera”: nella realtà, il cavallo è un animale, però se entriamo in una sartoria, diventa una parte dei pantaloni. È il contesto che determina il vero significato delle parole.  Nei nostri thriller occorre comprendere il vero contesto che ha in mente l’assassino.

 

A.: Le frasi dei nostri serial killer sono spesso ermetiche. Poche parole che dicono tante cose. Giorgio, puoi riassumere le tre trame, senza essere troppo… ermetico?

 

G.: In MELODIA FATALE tutto inizia con un CD musicale contenente poche note prese qua e là da una celebre melodia. Si aggiungono, come indizi, i frammenti di una vecchia fotografia, riportanti sul retro alcune lettere dell’alfabeto, e frasi enigmatiche in latine, che preannunciano ogni volta il successivo omicidio. Un quadruplice rompicapo per investigatori e lettori: partendo da Ginevra, si è trascinati verso luoghi spettacolari attraverso continui colpi di scena, fino al sorprendente finale. Un’indagine su due piste, una nel presente legata all’esito di un concorso universitario, l’atra nel passato oscuro della Germania.

 

In “L’ultima mossa”, ambientato nella nostra Milano, un serial killer annuncia i suoi omicidi con messaggi anonimi a tema scacchistico, scritti su carta con il curioso logo di un camaleonte: partite famose giocate tra campioni del mondo e perfetti sconosciuti. Il serial killer agisce proprio quando un dirigente d’azienda, per hobby istruttore di scacchi, rassegna le dimissioni e scompare. È un’indagine molto originale di Tobia Allievi, che agisce mimetizzato proprio come un camaleonte. Non bisogna essere giocatori di scacchi per comprendere la trama, ricca invece di temi attinenti alla psicologia e alla neurologia.

In “Attrazione fatale” l’assassino lascia sui luoghi dei delitti locandine di film famosi, strani anagrammi, e frasi scritte sul corpo delle vittime. Agisce alla vigilia delle elezioni politiche in Germania nel 2009. L’indagine coinvolge il mondo imprenditoriale e quello politico. Non vorrei raccontare nulla di più, ma per i lettori di “Gialloecucina” sveliamo che nel libro è descritto un fatto storico accaduto il giorno della nostra nascita.

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G.: Come si passa dalla chimica a un thriller?

A.: Applicando il concetto di retro-sintesi. In chimica, si parte dal prodotto e si procede a ritroso, frammentandolo e ricostruendo la possibile combinazione di “mattoni” che lo hanno generato. È la logica che guida l’investigatore nelle indagini, e lo scrittore nella preparazione della trama. Tutto deve collimare, ogni pezzo deve incastrarsi alla perfezione, ogni episodio, ogni personaggio, ogni indizio deve armonizzarsi con la vicenda: come, appunto, i “mattoni” del prodotto desiderato.

A.: Scrittori per caso o per passione?

G.: Sicuramente per passione, nata dal desiderio di dare sfogo alla fantasia e alla creatività. È stato un lungo percorso, iniziato da ragazzini con semplici parodie, e continuato con filmini amatoriali, con un cartone animato fatto in casa per festeggiare la laurea, con una commedia musicale scritta per un party originale con gli amici. Ma è anche il frutto dell’attitudine, sul lavoro, a scrivere rapporti tecnici, articoli scientifici e brevetti, nei quali la logica ferrea, la precisione e la chiarezza di esposizione sono i requisiti fondamentali.

G.: Professione o hobby?

A.: Oggi è solo ed esclusivamente un hobby.

A.: Autori preferiti ai quali ci siamo ispirati?

G.: Agatha Christie per le tecniche investigative senza aiuti tecnologici, Ken Follet per i flash back storici, Jeffery Deaver per la psicologia dei serial killer, e Giorgio Faletti per l’idea di creare qualcosa di nuovo come scrittore esordiente.

G.: Oltre ai thriller, cosa leggi?

A.: Saggi scientifici, saggi storici, libri di avventura, e narrativa: per conoscere i libri dei grandi scrittori, per imparare, e per capire ciò che dobbiamo inventare di nuovo.

A.: Abbiamo conseguito diversi riconoscimenti a concorsi letterari: qual è stato il momento più emozionante?

G.: Per me quando siamo saliti per la prima volta su un palco, a Firenze, nel dicembre del 2013. Il primo premio non si scorda mai.

G.: E per te? 

A.: Non ho dubbi: la risata all’unisono e l’applauso scrosciante che una tua battuta ha suscitato durante l’intervista che Luca Crovi ci ha fatto a Bookcity a Milano.

A.: Ci saranno altre storie?

G.: Stiamo lavorando, da buoni gemelli, su altre due trame. Perché due è meglio di uno. Ora però dobbiamo rispettare le regole di “Gialloecucina”: la nostra citazione e la nostra ricetta di cucina. Per la citazione non ci sono dubbi:

“No man i san Island,

Entire of itself,

Every man is a piece of a continent,

A part of the main.”

 

A.: E la ricetta? Perché mi guardi male?

G.: Non vorrai proporre la … pastina in brodo?

A.: Spiritoso, mi sottovaluti. Che ne dici di lasciare un po’ di mistero, e proporre il “Monte Bianco”, il nostro dolce preferito, e, da buoni milanesi, le “Costolette alla milanese”?

G.: Buona idea. Però facciamo come i nostri serial killer:  lasciamo degli… indizi di ricetta.

A.: D’accordo!

“Monte bianco.”

Preparare delle meringhe con bianco d’uovo e zucchero (N.B. tutti i lettori di thriller sanno preparare le meringhe, è più difficile preparare un uovo sodo!)

Preparate del gelato di crema, e aggiungeteci pezzetti di cioccolato fondente e di torrone, amarene, croccante, marron glacé. Rimestate bene, in modo che tutto quel ben di Dio sia disperso in modo uniforme.

Mettete il gelato in un contenitore d’alluminio a forma di montagna. (N.B. Per facilitare l’estrazione, consigliamo di rivestire l’interno del contenitore con una pellicola di polietilene).

Mettete nel congelatore e attendete che il gelato si sia indurito (basta un’ora).

Estrarre il contenitore e rimuovere da esso il “Monte bianco”. Attendere che il gelato rammollisca, e decorare la sua superficie con pezzi di meringa (le “rocce innevate”)

A decorazione ultimata, conservare il dolce nel congelatore.

“Costolette alla milanese”

Private della pelle e dei piccoli nervi le costolette di vitello con l’osso, e appiatti tele con un batticarne,

Sbattete in un piatto fondo due uova, passatevi le costolette e rigiratele nel panrattato,preparato di fresco, facendo in modo che aderisca bene alla carne.

In n apadella larga mettete a soffriggere del burro e adagiatevi le costolette. Cuocete a fiamma moderata, in modo da dorare da ambo le parti le costolette.

Salate e condite con il burro di cottura.

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