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Éric Fouassier

Ringrazio tantissimo l’autore Éric Fouassier che ha concesso un’intervista per Giallo e Cucina dopo pochi mesi dall’uscita del suo primo libro in Italia. Professore universitario, membro dell’Accademia Nazionale di Farmacia e Cavaliere della Legion d’Onore Éric Fouassier, in libreria con “L’ufficio degli affari occulti” edito Neri Pozza,  svelerà qualche curiosità riguardo il primo romanzo di una serie che ha come protagonista l’ispettore Valentin Verne. Un romanzo ricco di tematiche importanti e interessanti come ad esempio il problema dei bambini e dei ragazzini figli di nessuno che vengono rapiti e iniziati al commercio del corpo. Le perversioni non erano nuove, ma sembra che tra l’Ottocento e il Novecento si siano scoperte al mondo. Nel suo romanzo Valentin si scontra con quel mondo mentre insegue qualcuno che sembra un’ombra. Perché ha scelto proprio questo argomento?

La monarchia di luglio corrisponde all’arrivo al potere dell’alta finanza. I primi due capi di governo di Luigi Filippo saranno grandi banchieri. È un momento di rottura tra il grande capitale e il mondo del lavoro. L’inizio della rivoluzione industriale e la meccanizzazione di un certo numero di mansioni porterà all’impoverimento degli operai e dei piccoli artigiani, il che spiega le numerose rivolte che segnano l’inizio del regno. Molti lavoratori non possono più sfamare le loro famiglie ei bambini sono spesso lasciati a se stessi per strada. Si pensi al celebre Gavroche di Victor Hugo, il cui romanzo “I miserabili” è ambientato proprio in questo periodo. Questi bambini abbandonati erano facili prede per i predatori sessuali. È questo particolare contesto che ha ispirato una delle due trame di “Office of Occult Affairs”.

Nella narrazione c’è come protagonista la figura poco empatica, quasi ambigua di Valentin, personaggio che sarà una sorpresa per il lettore, che muovendosi per le sue indagini si imbatte nei problemi causati dalla Rivoluzione di Luglio che pone sul trono Luigi Filippo d’Orléans e depone Carlo X attraverso la rivoluzione e le barricate. Perché ha scelto proprio questa base storica per il suo romanzo?

Non credo che Valentin sia del tutto antipatico. È piuttosto ambiguo. Fa della lotta contro il Male una vera e propria ricerca che persegue da solo, un po’ come un monaco-soldato. All’improvviso, per raggiungere i suoi obiettivi, è pronto a tutto, anche ad andare oltre il rigoroso rispetto della legge e a mostrare lui stesso la violenza. Se ho scelto di situare l’azione del romanzo in questo momento, è perché corrisponde a una svolta nella storia della polizia. Si va dalla polizia delle confessioni e del flagranza del reato incarnata dal famoso Vidocq alla polizia delle prove incarnata da Valentin. Ciò è reso possibile dai numerosi progressi scientifici dell’epoca. Ecco un’altra cosa che mi ha attratto: l’inizio del XIX secolo è stato caratterizzato sia da sorprendenti progressi scientifici, ma anche, paradossalmente, da uno spiccato gusto per l’occulto e l’irrazionale (spiritismo, paradisi artificiali, orientalismo…). E poi è anche un’epoca che ha molte somiglianze con la nostra e che può parlare a un lettore contemporaneo: violenza di strada, instabilità politica, crisi sociali, sviluppo del femminismo in Francia…

Ne L’ufficio degli affari occulti ci si imbatte nel grave problema della follia o comunque dei problemi mentali, lievi e non, che alcuni soggetti mostrano di avere. Scorrendo le pagine del libro si possono leggere le varie teorie usate per curare le persone o per tentare di farlo, tra queste c’è quella del padre dell’ipnosi, James Braid, prima dell’arrivo di Freud! Anche questo era un problema spinoso e nel libro si spiegano i vari metodi usati per tentare di curarlo. Questo argomento vuole essere una critica alla superficialità e agli interessi che erano più importanti delle condizioni dei pazienti?

Tutti gli amanti dei romanzi storici non cercano solo una buona trama, ma vogliono anche saperne di più sul passato. Uno degli obiettivi che mi sono prefissato è educarli divertendoli. Trovo interessante vedere come certe malattie sono state affrontate in passato. Inoltre, ho appena finito di scrivere la terza inchiesta di Valentin che si svolge durante la grande epidemia di colera che ha devastato Parigi nel 1832 e i lettori di questo nuovo romanzo saranno senza dubbio sorpresi nel vedere quanto questo episodio presenti somiglianze con la pandemia di COVID che abbiamo vissuto negli ultimi anni… eppure sono passati più di due secoli da allora!

Lei è membro dell’Accademia Nazionale di Farmacia, L’ispirazione per l’interesse di Valentin nei confronti della farmacia e l’ideazione del personaggio di Joseph Pellettier son venute dal fatto che lei è membro dell’Accademia Nazionale di Farmacia? Ha come preso posto nel suo romanzo sotto le spoglie di Pellettier?

Inevitabilmente troviamo in quasi tutti i miei thriller storici riferimenti alla storia della medicina e della farmacia. Ma in verità, quello che metto di me stesso nei miei personaggi mi sfugge un po’. Questo accade senza che me ne renda conto. In realtà, è stato uno dei primi lettori de “L’ufficio degli affari occulti” a farmi notare che avevo dato a Valentin un percorso universitario identico al mio, dato che aveva studiato farmacia prima di laurearsi in giurisprudenza (io stesso ho conseguito successivamente un dottorato in entrambe le sue due discipline). Beh, per quanto incredibile possa sembrare, non me ne sono nemmeno reso conto finché non me l’ha fatto notare!

Come ho già detto Valentin è un personaggio decisamente complesso, quasi ostico, ma che conquista il cuore del lettore. Come può descriverlo senza svelare nulla della trama del suo romanzo? Cosa rappresenta il suo personaggio?

Valentin è puro, intelligente, colto, ma anche torturato dai suoi demoni interiori. Lo vedo un po’ come uno Sherlock Holmes dal sangue caldo. Si lascia guidare tanto dai suoi sentimenti e dalle sue emozioni quanto dalla sua ragione, anche se l’eroe di Conan Doyle mi appare soprattutto come un cerebrale, quasi disincarnato.

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