Oggi Parliamo Con...

Daniele Pecci

Le indagini di Lolita Lobosco 3 serie

Diamo un caloroso benvenuto a Daniele Pecci, attore romano, new entry di spicco della serie televisiva, Le indagini di Lolita Lobosco arrivata alla sua terza stagione. Interpreta Leon, un affascinante gallerista dallo sguardo ipnotico che ha un effetto catalizzatore proprio su Lolita.

DB Ti ringrazio Daniele a nome del sito Giallo e Cucina per aver accettato il nostro invito e partiamo subito con la prima domanda: ti saresti mai aspettato di prendere parte a questa serie televisiva che sta riscuotendo un grande successo sia a livello di pubblico che di critica e com’è avvenuto il tuo approdo?

DP In effetti non me lo sarei aspettato, non ci pensavo minimamente. L’approdo è avvenuto perché mi hanno contattato sul finire dell’estate stavo girando un’altra cosa e a fare un provino e mi hanno chiesto partecipare.

DB Ti sei subito ambientato in questa nuova squadra e ti chiedo Leo è un vedovo con tre figlie trasferito a Bari dopo il lutto, un uomo che ha un passato particolarmente complesso cosa ci potresti raccontare di questo personaggio?

DP Mi sono ambientato abbastanza bene, anche se io ho praticamente girato la maggior parte delle scene con Luisa Ranieri, quindi non ho avuto occasione di girare con gli altri attori se non proprio incontri fugaci e mi sono trovato bene. Leon è un personaggio che si è trasferito a Bari a seguito di questo lutto che ha una sua funzione ben precisa che è quella di far innamorare la sua protagonista.

DB Ti chiedo com’è stato lavorare al fianco di una grande attrice come Luisa Ranieri e hai qualche simpatico aneddoto del dietro le quinte da svelarci?

DP Simpatico aneddoto non proprio, ci siam divertiti girando le scene. Luisa Ranieri è una simpatica amica e una grande professionista con cui ci siamo trovati bene a lavorare insieme.

DB Parliamo Daniele dell’ambientazione, Bari e le sue province con delle riprese mozzafiato che inquadrano dall’alto la città e un mare meraviglioso. Hai dei ricordi particolari di questa città e come l’hai trovata?

DP I ricordi che ho di Bari risalgono a delle tournee che si svolsero negli anni 90, ci sono tornato parecchie volte e l’ho vista progredire in maniera notevole a ciò che era in quegli anni e a quel che è diventata nel suo corso. Una città che è migliorata tantissimo, un posto dove vivere grazie al suo clima e al suo bellissimo mare e la città è accogliente e offre tante possibilità. Mi sono davvero trovato tanto bene.

DB Hai girato tante fiction televisive, mi vorrei soffermare su due in particolare: Orgoglio dove al tuo fianco avevi un’altra attrice di spessore come Elena Sofia Ricci e Cuori dove interpreti Cesare Corvara, un noto primario e cardiochirurgo che riesce a conquistare la fiducia dei suoi pazienti, una persona di enorme talento dalle grandi risorse che per amore e la dedizione del suo lavoro ha messo da parte gli affetti più cari. Che ricordi hai di queste due esperienze televisive?

DP Per quanto riguarda Orgoglio ho un ricordo ormai lontano di vent’anni perché è una fiction che risale quasi ai miei esordi televisivi nel mio ruolo da protagonista, al tempo stesso ho un ricordo piacevole. Orgoglio ebbe un successo strepitoso non paragonabile a nessuno dei successi che ci sono oggi perché erano altri tempi, non c’erano le piattaforme. Ho un bel ricordo di Goffredo Lombardo che era il patron della Titanus e che mi volle così inaspettatamente in questo enorme progetto in cui proprio la Titanus festeggiava i 100 anni di storia, quindi c’era un’attenzione particolare, c’era una cura e un’aspettativa da questo prodotto che si presentava sulla scena un po’ come i vecchi sceneggiati di una volta.

Cuori è stata un’esperienza bellissima perché secondo me si è riusciti a creare un prodotto di grandissima qualità per ciò che riguarda la televisione generalista, per quel che riguarda l’impegno e lo sforzo, non solo per la costruzione delle sceneggiature, ma per la ricostruzione storica, l’ospedale, la quantità dei personaggi primari e io credo che sia una delle prime serie televisive per quel che mi capita di vedere, per cui ne sono molto fiero per aver partecipato a quel progetto che pur non essendo stata la fiction più vista ma non ho avuto modo di riscontrare nessuna voce di dissenso soprattutto con l’avvento dei social ce lo si potrebbe aspettare, invece c’è stato un forte consenso unanime, non ho letto un commento negativo, solo un plauso grandissimo e questo è un aspetto più unico che raro, quindi ho un bellissimo ricordo.

DB Sul set cinematografico, hai lavorato in pellicole con importanti registi, ne cito solo tre: Fortapasc di Marco Risi 2009, Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek 2010, Manuale d’amore 3 di Giovanni Veronesi 2011. Cosa ti porterai dentro di te dal punto di vista umano e lavorativo dopo aver preso parte a questi film che hanno ancora di più confermato le tue doti straordinarie di attore, non solo di televisione ma anche di cinema?

DP Ma diciamo che il cinema ha questo vantaggio, l’orgoglio di aver partecipato a dei film importanti. In Manuale d’amore 3 ho avuto l’incredibile esperienza di recitare insieme a Robert De Niro, una sorta di sogno insperato. Gli altri due sono film in cui la storia degli ultimi dieci anni ha decretato come un grandissimo successo. Fortapasc è diventato un film cult di denuncia sociale, che racconta la storia del nostro paese, con un cast di attori incredibili e Mine Vaganti, credo sia stata la commedia più vista negli ultimi dieci anni, la riproposta televisiva è avvenuta con una certa frequenza mai vista in generale, un successo davvero incredibile di cui ne vado orgoglioso. Due progetti che fanno parte di un immaginario collettivo che hanno scritto la storia del nostro cinema italiano.

DB Anche il teatro non è stato da meno nel tuo percorso da attore e anche qui, se il teatro è l’inizio di una carriera di un attore, cinema e televisione rappresentano il completamento? Saresti d’accordo con questa possibile definizione?

DP Sì, in parte sì. Il teatro è il motivo per cui ho scelto di fare questo mestiere. Rimane l’ambizione più grande. Il cinema e la televisione possono costituire una sorta di completamento per un mestiere d’attore. Diciamo che per tanti miei colleghi che fanno solo il teatro, poi alla fine non sono così necessari. Non hanno bisogno di quel completamento per essere degli attori. Il teatro costituisce, anche nella sua difficoltà sia pratica di farlo che fisica di farlo, perché richiede un grande sforzo fisico. Cioè porta proprio al consumo delle forze. Costituisce, io so, per me e per tantissimi miei colleghi con cui ho lavorato, che ho incontrato e di cui ho ascoltato l’esperienza, una vera e propria passione, proprio nel senso originario del termine. Cioè un innamoramento che produce l’estasi della gioia più grande, ma anche della più grande sofferenza.

DB Ci racconteresti una delle tante esperienze teatrali, mi soffermerei su Un tram chiamato desiderio dove hai vinto nel 2020 il prestigioso Premio Flaiano, che emozione hai provato Daniele?

DP Io non ho nessun tipo di credenza o affezione o in qualche modo punto di riferimento un premio teatrale. Io non credo in nessun premio teatrale compresi gli Oscar o forse dovrei dire soprattutto gli Oscar. So che sono fondamentali, so che sono importanti, so che possono far piacere, ma per me paragonare un attore che si esprime in un ruolo e un altro che si esprime in un altro film non sono paragonabili e oserei dire che non sono paragonabili nemmeno due attori che interpretano lo stesso ruolo. Dovrebbero essere due attori che interpretano lo stesso ruolo nello stesso spettacolo e allora si potrebbe fare il confronto fra chi dei due è più efficace. Se avete data una determinata regia. Per il resto non è uno sport, quindi non si può gareggiare. Io non credo minimamente. Se non che il premio Flaiano che mi è stato dato, adesso non mi ricordo più quando, nel 2020, un momento molto bello. Un personaggio di spicco del mondo teatrale che è Masolino D’Amico, grande critico, grande traduttore dall’inglese, ha letto una motivazione davanti alla platea per cui mi veniva assegnato questo premio, facendo una sorta di riassunto di tutte le mie ultime esperienze teatrali più importanti che lui aveva visto e in molti casi anche criticato. Aveva fatto uscire una critica sul giornale, positiva, eccetera. Ecco, la soddisfazione di vedere un uomo di cultura e soprattutto un uomo di teatro così importante leggere le motivazioni di un riconoscimento mi ha fatto indubbiamente molto molto piacere.

DB Grazie di cuore Daniele per essere stato ospite del nostro sito Giallo e Cucina nel nostro spazio dedicato alle interviste, e ti faccio un enorme in bocca al lupo ricco di soddisfazioni! Concludo però con un’ultima domanda ci sveleresti qualche progetto futuro, avremo la possibilità di rivederti presto?

 

DP Io sto girando una serie da qualche anno che si chiama Hotel Portofino, che è una serie inglese che va in tutto il mondo e va anche in Italia su Sky. Tra poco uscirà la terza stagione, anche se in questa terza stagione ci sono davvero pochino, ma mi sto accingendo a girarne una quarta. Dopodiché, l’appuntamento più importante che mi farebbe piacere se scrivessi è quello teatrale, che ha sempre bisogno di una piccola spinta in più. Io sto portando in giro da un anno, quest’anno però sono fermo, uno spettacolo che si intitola Divagazioni e delizie, di un autore americano morto da poco che si chiama John Gay, che ha raccontato gli ultimissimi giorni di vita di Oscar Wilde, per cui fa apparire il personaggio di Wilde in un teatro scalcinato di fine ottocento a Parigi, quando ormai Wilde è esule, completamente senza soldi, senza più famiglia, senza più amici, molto, molto ingrassato, molto malato, perché quest’infezione all’orecchio lo porterà alla morte di lì a pochi giorni, squattrinato, con la paura di essere pestato se viene riconosciuto o agli angoli della strada, perciò anche con un nome falso, torna a fare quello che ha fatto un po’ per tutta la vita, cioè affitta delle sale teatrali per fare il conferenziere, che è stata la sua attività per almeno il 70% della sua carriera, che lo ha reso famoso prima ancora che scrivesse le sue cose più importanti. E in questa sorta di racconto al pubblico parigino di fine ottocento, Wilde racconta le cose, i ricordi di infanzia più teneri, i ricordi di gioventù, viaggi in America più esilaranti, per cui il pubblico ride moltissimo, e la parte finale della sua vita, la denuncia del padre, il processo che gli si è rivoltato contro, i due anni di lavori forzati, e questo è uno spettacolo che si intitola Divagazione delizie, che è un testo, non posso dirti che è bello, perché io l’ho tradotto, l’ho diretto e lo interpreto, però posso dirti che il testo ha una grandissima presa emotiva sul pubblico, sia dal punto di vista della comicità, dell’ironia wildiana, che è fortissima, per cui ci sono grossi boati di risate, e soprattutto poi nella parte drammatica finale, attinta praticamente tutta dal De Profundis, perché tutto quello che questo Wilde dice sulla scena è tutto tratto da scritti di Wilde, cioè questo autore in realtà non ha fatto altro che assemblare i suoi scritti, e sarò in tournée con questo spettacolo per la prossima stagione, e io credo per le stagioni a venire, perché è una cosa che vorrei fare per tanto tempo.

Altre interviste...

Lascia un commento